Comunicato stampa

8-nov-2012 | 2089-IT

Sostanze inquinanti nell'abbigliamento outdoor -

I prodotti certificati OEKO-TEX® sono sicuri dal punto di vista umano-ecologico

Zurigo (hm) In riferimento allo studio pubblicato alla fine di ottobre dall'organizzazione ambientalista Greenpeace dal titolo “Chemie für jedes Wetter” (“Chimica per ogni stagione”) che segnala la presenza di perfluorocarburi (PFC) nell'abbigliamento outdoor di famosi marchi, l'Associazione Internazionale OEKO-TEX® fa espressamente notare che i prodotti tessili outdoor certificati secondo l'OEKO-TEX® Standard 100 impiegati per l'uso previsto non nascondono immediati pericoli per la salute dei consumatori.

L'utilizzo di perfluoroottano sulfonati (PFOS) e acido perfluoroottanoico (PFOA) è severamente regolamentato dal 2009 nell'ambito della certificazione dei prodotti OEKO-TEX®.

Grazie a metodi di controllo pratici, come ad es. l'estrazione mediante soluzione di sudore artificiale, diverse analisi di laboratorio condotte da OEKO-TEX® garantiscono inoltre una valutazione realistica della sicurezza umano-ecologica di eventuali residui chimici. In base alle conoscenze attuali i perfluorocarburi non si sprigionano dal materiale tessile durante le normali attività sportive. Occorre inoltre tenere presente che esistono diversi utensili da cucina contenenti PFC (ad es. le pentole in Teflon) che sono approvati per l'impiego alimentare nonostante siano esposti a condizioni molto più drastiche durante il loro utilizzo.

Nello studio di Greenpeace la prova della presenza di PFC nei prodotti tessili outdoor è stata ottenuta con l'impiego di solventi chimici, come il metanolo o il metil-t-butil-etere, ovvero con un metodo appositamente ottimizzato per il rilascio delle sostanze cercate. Questo però non deve essere equiparato all'effettiva biodisponibilità e di conseguenza a un potenziale pericolo per i consumatori finali rappresentato dagli agenti chimici alle normali condizioni di impiego del prodotto dal momento che tale metodo non fornisce informazioni veritiere a tale riguardo.

Anche per la certificazione OEKO-TEX® Standard 100 l'estrazione viene eseguita utilizzando un solvente organico al fine di tenere conto delle disposizioni di legge relative ai PFOS (valore limite 1 µg/m²).

Anche le altre sostanze nocive per la salute contestate dallo studio in alcuni campioni di prodotti, come ad esempio gli ftalati (ammorbidenti), i composti organici dello stagno, l'antimonio o gli inquinanti alchilfenoletossilati, sono in parte regolamentate già da molti anni dal catalogo dei criteri dell'OEKO-TEX® Standard 100 e la loro presenza viene verificata in ogni processo di certificazione. Da quando nel 2000 circa furono trovate tracce di stagno tributile nelle maglie sportive, per ogni certificazione viene verificata la presenza di sostanze organiche dello stagno e all'occorrenza viene ampliata la lista delle sostanze limitate. Dall'inizio del 2012 ai fini della certificazione OEKO-TEX® i campioni di prova vengono inoltre preventivamente analizzati per verificare la presenza di alchilfenoletossilati inquinanti. Dal 2013 gli articoli dovranno obbligatoriamente rispettare i valori limite prescritti sebbene queste sostanze, per lo più ancora impiegate come tensioattivi nella produzione tessile a livello extra-europeo, non giochino alcun ruolo ai fini dell'interazione tra il prodotto tessile e la pelle. L'obiettivo è quello di fare in modo che i coadiuvanti che contengono ancora questi gruppi di tensioattivi nocivi vengano sostituiti in tutto il modo. A tal fine l'Associazione OEKO-TEX® e le aziende che collaborano con essa sostengono proattivamente le attività della campagna DETOX, alla quale hanno aderito tantissimi marchi internazionali al fine di migliorare la tutela dell'ambiente.

Per maggiori informazioni sui requisiti del catalogo dei criteri OEKO-TEX® in riferimento allo studio attuale sulle tracce di PFC nei prodotti tessili outdoor, è possibile rivolgersi alla Segreteria OEKO-TEX®, e-mail: info@oeko-tex.com.

Indietro alla panoramica